Martedi' ho fatto un'ora di lezione "sportiva" con un istruttore FMI in kartodromo, su una minimoto Ohvale 125 automatica a carburatori.
Non facile, ma a un certo punto "ho messo insieme tutto" e ho iniziato a fare una bella curva pulita, grattando il ginocchio, uscendo relativamente bene.
La tecnica che ho appreso è circa questa: arriva largo in velocità, porta fuori il culo, molla il gas e frena in prossimità del punto di inserimento, molla i freni, ruota il busto e la testa guardando il punto di corda e piega la moto che procede per inerzia quasi "lasciandola dondolare", arrivato al punto di corda ridai gas e riporta dentro il culo.
L'istruttore, in particolare, si è raccomandato molto di non toccare il gas fino al punto di corda, per nessun motivo.
Bene.
Oggi, avendo due curve di collina a sinistra belle pulite, con piena visibilità e certezza che non arrivasse nessuno, ho provato ad applicare l'insegnamento in strada, facendo una curva vagamente "sportiva" senza spingere più del dovuto (siamo pur sempre in strada).
Arrivo a 60 o 70 all'ora, scalo in seconda (eh, la minimoto non ce l'ha mica il cambio), porto fuori il culo, freno, mollo il freno, giro il busto, lascio dondolare la mo...
...sì, ma questo punto la moto non procede affatto per inerzia, si pianta per l'enorme freno motore a disposizione.
Se invece resto in terza, quando arrivo al punto di corda e riapro borbotta e scalcia.
D'accordo che le proporzioni sono tutte diverse, ma la tecnica mi sembra irriproducibile.
Il fatto che io stia guidando un monocilindrico euro 3 con una prima e una seconda "particolari" (3.333 -> 2.117 -> 1.571 -> 1.304) forse non aiuta.
Come si può mitigare?
A parte, beninteso, arrivare lunghissimi.
Tengo un filo di gas aperto (come suggerisce Lee Parks)?
Lasciare scorrere un po' la frizione per moderare i connotati del mono?
Mi compro un quattro cilindri?

