Premessa
Quanti chilometri ci sono dal lago Maggiore, casa mia, a Castello Tesino, luogo dove si svolge da tre anni il DolomiTingavert? Non so dare una risposta precisa, pur avendo partecipato per due volte a questo bellissimo raduno: la prima volta ci sono arrivato passando per la Germania (

Ho preparato l'itinerario andando a cercare principalmente strade e passi che ancora non avevo percorso, ne è venuta fuori una full immersion di montagne, panorami e strade veramente piacevole.
In viaggio con me c'è Paolo (ElVufero), anche questa volta siamo solo in due, gli altri consueti compagni di mille scorribande hanno impegni lavorativi. Sono ormai passati più di quattro mesi dal viaggio, forse è ora di raccontarlo!
Lunedì 14 Settembre
La prima tappa, di trasferimento, è piuttosto lunga. Con Paolo ci troviamo ad Agrate alle 8:00, in teoria. In pratica, essendo due ritardatari, arriviamo alle 8:15, facciamo colazione e ripartiamo che è già tardi (cit.).
Pallosissimo trasferimento autostradale fino a Vicenza, quindi verso Valdastico e sulla nuovissima Pedemontana Veneta, da poco aperta, fino a Breganze.
Passiamo davanti agli stabilimenti Laverda (quella delle macchine agricole, le moto ormai sono un lontano ricordo


Da Marostica ci spostiamo a Bassano del Grappa, un giretto per la città con passaggio "obbligato" sul ponte degli Alpini, peccato sia in ristrutturazione. Vista l'ora ci rifocilliamo giacché, nei pressi del luogo dove abbiamo lasciato le moto troviamo un bar che pubblicizza bruschette ai funghi e Asiago vecchio.

La moto di Paolo perde un po' d'olio dal carter dello statore, giusto ieri il nostro aveva sostituito le viti arrugginite dal tempo e dalle intemperie con un nuovo set nero fiammante, una stretta ulteriore e si riparte con la speranza che tenga.
Saliamo verso il monte Grappa, incontriamo il primo passo di giornata (Sella di Campo Croce, nulla di che) e, giunti in cima, visitiamo il sacrario che, con i quasi 23000 caduti lì sepolti di cui quasi 20000 ignoti, fa riflettere sull'orrore della guerra e sul tributo in vite umane che ha chiesto alle nazioni coinvolte.

La sensazione di essere in ritardo sulla tabella di marcia ci accompagna fin da stamattina ma ce ne infischiamo. Scendiamo dal monte Grappa verso nord attraversando una serie di piccoli colli fino a raggiungere Caupo dove incrociamo la statale 50 del Grappa e Passo Rolle che percorriamo fino ad Arsiè per salire verso il Passo Celado. Siamo a due passi da Castello Tesino, dove terminerà il nostro viaggio tra qualche giorno, ma abbiamo ancora un bel po' di strada da fare...

Ci dirigiamo verso il passo della Baia, ci aspettiamo un tratto sterrato (almeno così lo riportava google maps) ma scopriamo, piacevolmente, che l'intera strada che scende verso Arina è stata asfaltata. Passando per Lamon torniamo sulla strada del Passo Rolle che dopo pochi chilometri abbandoniamo diretti invece al Passo Cereda.

Tempo di una foto con le ombre lunghe e ci rimettiamo in marcia, per la Forcella Aurine raggiungiamo Agordo e la attraversiamo. La vista della sede di Luxottica mi fa tornare alla mente quando, una ventina di anni fa, ero qui per lavoro; in tutti questi anni l'azienda, che già era grande, è cresciuta ulteriormente continuando a rappresentare un punto di riferimento per il territorio.
La successiva salita al passo Duran mi ha fatto venire in mente un aneddoto raccontato sempre venti anni fa da un dipendente di Luxottica: per salire da Belluno ad Agordo dovevano percorrere la ex statale 203 agordina, strada di montagna lungo la valle del Cordevole soggetta a frane, slavine e valanghe; non era infrequente la sua chiusura, in quei casi una delle opzioni era la salita al passo Duran e la Val di Zoldo con il risultato di raddoppiare la distanza e il tempo di percorrenza.

In cima a passo Duran continuiamo a infischiarcene dell'orario (più o meno, almeno una chiamata all'albergo per farci attendere al check-in), ci fermiamo a fare foto e a bere qualcosa al rifugio. Vengo colpito da alcuni poster risalenti agli anni 80, immagini dell'Himalaya che però mi riportano alla mia Valsesia. Scopro in seguito che il rifugio è gestito da Soro Dorotei, guida alpina bellunese e fortissimo alpinista che, nella seconda metà degli anni 80, affrontò diverse salite in Himalaya in spedizioni delle quali facevano parte anche due alpinisti valsesiani: Tullio Vidoni e Martino Moretti, al primo, tragicamente scomparso, è dedicata la sottosezione CAI di Borgosesia alla quale sono tuttora iscritto, il secondo lo conosco personalmente e mi ha fatto da guida in alcune escursioni alpinistiche.
Come è piccolo il mondo.
Ripartiamo dal passo che sono le 19 passate, è settembre e le giornate non sono più così lunghe, scendiamo in val zoldana e risaliamo verso il passo Cibiana. Scende la sera, non amo particolarmente guidare la moto con il buio su strade di montagna sconosciute, supero il disagio e proseguo, arriviamo al passo che è praticamente buio (anche perché la strada è in mezzo al bosco).

Qualche foto dove a spiccare sono il cartello del passo, le luci delle moto e gli inserti catarifrangenti dell'abbigliamento e di nuovo in sella che ci mancano gli ultimi chilometri verso Vigo di Cadore, dove abbiamo prenotato due notti in albergo. Al bivio per Vigo i navigatori, che finora ci avevano condotto in maniera esemplare, ci conducono lungo due strade differenti che però portano entrambe al nostro albergo che scopriamo essere "in the middle of nowhere"

Rimandiamo il check in e le formalità al mattino successivo, chiediamo all'albergatore (che stava per andare a letto, non erano nemmeno le 21


Dopo una rapida doccia ci spostiamo quindi a Lozzo dove troviamo un unico locale aperto. Siamo gli unici avventori non autoctoni, il paese è desolatamente vuoto.
Rischi della vacanza "fuori stagione" che normalmente fa evitare la calca di turisti, a volte anche troppo!
Dopo cena rientriamo in hotel e ci dedichiamo al riposo.
Km: 580
Passi: 18 di cui 16 inediti