Corso di guida sicura: Tu, quanto ti vuoi bene?
5 ore di lezione individuali con Stefano. Istruttore FMI con oltre 18 anni di esperienza.
È la prima volta che provo a guidare, e non portare, la mia moto.
Per un istate avrei pianto di felicità.
Ho scritto le parole che scorreranno qui sotto subito dopo le prime tre ore di lezione. Dopo le altre due ne ho aggiunte un paio. Se avrai voglia di leggerle te ne sarò grata. All'infinito. Questa volta non dedicherai tempo a "me" che scrivo. Ma al contrario spero tu possa dedicare in seguito, concretamente, tempo a te stesso, a te stessa. Frequentando un corso di guida sicura.
Non so da che parte cominciare. Motociclisticamente parlando, intendo.
So solo che la parola sicurezza era la base nel corso PADI. Avevo 21 anni e il mio primo stipendio lo avevo speso tutto in attrezzatura. L'istruttore ogni minuto spiegava un'azione, mostrava e ti faceva provare, ribadendo quel concetto: sicurezza. Se hai 20-30-40 metri di acqua sopra di te e respiri per mezzo di una bombola, devi sapere al millimetro ogni cosa che fai. Come la fai. Ne va della tua vita. E pure quella del tuo compagno. PADI educava bene al sistema di coppia. Al controllo reciproco.
Stessa cosa nel corso di apnea: sicurezza prima di tutto. Nel preparare l'attrezzatura, nel preparare un'apnea, nel controllo del respiro... Tutto sempre in sicurezza. L'istruttore era ferreo su questo argomento, persistente....
Quella parola tanto ascoltata, l'ho rivissuta: era solo una vacanza in barca a vela. Eppure lo skipper ogni minuto ripeteva "metti in sicurezza", "deve essere tutto in sicurezza". Qualsiasi movimento in barca doveva essere "in sicurezza". Ne va della tua salute. E pure di quella dell'equipaggio. Farsi male è un attimo.
La parola sicurezza mi ha attraversata anche in un altro contesto. Più serio ancora per certi versi. Vorrei poter dire di averne assimilato lì il concetto, in modo persino più intimo: ho frequentato un corso di Krav-Maga, tempo fa. E lì, da quegli istruttori cui voglio un bene dell'anima -uno in particolare, il Maestro Buschini, cui ho lasciato sulla sua spalla un pezzo di vita in un abbraccio senza tempo- ho imparato che sicurezza è difendersi. Difendere uno spazio. Quello personale. Quello vitale. La tua pelle. Difendere la propria libertà di esistere, a fronte di un prevaricatore. Chiunque esso sia.
Tutte queste situazioni, e altre mille cui posso pensare, hanno in comune lo stesso valore: la responsabilità. Verso sè stessi. E quindi verso gli altri. Sicurezza è essere responsabili, conoscere, comprendere appieno l'effetto di una propria azione agita ad esempio su un erogatore, un jaket nella subacquea, piuttosto che su una cima in un ormeggio di una barca a vela. Sicurezza è conoscere come si può assestare un calcio, sferrare un buon pugno. Sicurezza è persino ascoltare il proprio corpo, prima, durante e dopo un'apnea.
E allora c'è un'altra parola fondamentale, che lega queste situazioni da me vissute. Ed è una sola: tecnica. Esiste una tecnica, consolidata per andare sott'acqua, con o senza bombole, per navigare in barca a vela, o per tirare un pugno. Ci sono sequenze di azioni ben precise, cose da fare o assolutamente non fare. Ma sorge un problema: la tecnica pare sembrare "naturale" per pochi eletti. E persino quei pochi hanno bisogno di imparare. Perché la tecnica va insegnata. Deve esserci qualcuno di competente, esperto certificato, che sa come "le cose vanno fatte, affinché siano sicure". Consapevoli. Ma lo devi sentire con tutto te stesso il bisogno di imparare. Altrimenti ciao. Non c'è motivazione. Non c'è apprendimento efficace. Quello che rimane, ben scolpito.
Bene. Ma se io so tutte queste cose perché le ho vissute, se ho bene a mente l'idea base di "sicurezza", se tutte queste belle parole sono mie scritte con la mia bella testa, mi spiegate perché ho aspettato così tanto a frequentare un corso di guida sicura??? Dovevo cadere dalla moto e fratturarmi il quinto metatarso del piede destro??? Per forza???
Ecco la risposta: ho aspettato perché non mi sono voluta abbastanza bene. Non ho avuto cura di me. Non ho mai pensato un solo istante che guidare una moto fosse al pari di praticare uno sport estremo. Lo fanno tutti, vanno tutti in moto, perché non posso farlo anche io? Non mi sono mai resa conto del pericolo che correvo. No ho mai considerato quanto potesse essere "nocivo" per me salire su una moto. Non ne sono mai stata consapevole! Stupida! Mille e mille volte ancora! A caso, giravo per paesaggi, itinerari, senza avere conoscenza alcuna del mezzo. E ho scritto parole che ancora adesso mi riempiono il cuore quando mi capita di rileggerle. E le ho lasciate persino qui. Sui report del forum Tinga. In fondo giri una chiave e la moto si accende. Tutto "facile". Pensi ad un giro in moto come ad uno svago, il bisogno di ritrovare un senso di libertà. Certo sì, ci sarà anche questo. Ma prima è pericolo. Se non sai quello che fai. E come dicevo poco prima, non nasci "imparato". Forse può esserci un'attitudine, una propensione, ma non è certo questa che va alimentata con foga autopompata piega dopo piega. Non parlo certo di me, ovvio. E non sono certo 3 ore di lezione a rendermi chissà quale motociclista. Anzi. Ho un boato di roba da apprendere, modificare, cambiare del tutto. Eppure è bastata una lezione per aprire la porta ad un nuovo modo di concepire la moto: in sicurezza. E ringrazierò Stefano sempre per questo. Sono felicissima di averlo incontrato.
Non ho cercato prima informazioni perchè nemmeno pensavo fosse possibile l'idea che esistesse un istruttore di moto. Non certo l'istruttore di scuola guida, non sempre così preparato. Piuttosto una persona esperta in tutto e per tutto nel campo motociclistico. Eppure l'ho scoperto due anni fa che i corsi di guida sicura esistevano. Proprio qui, attraverso il Tinga. Ma come c@xxo é che non ne ho frequentato uno subito???
Primo pensiero diretto: i soldi meglio spenderli per altro, magari una borsa per il serbatoio. Non ce l'avevo, mancava..... Ma che stupida!! Anno successivo... Accipicchia quel corso sono due notti in meno in albergo in vacanza. E di nuovo, che stupida! Stupida mille volte per non avere investito immediatamente nella sicurezza. La mia. Per non averne riconosciuto subito l'importanza. Il valore.
Non è per malafede. Meno che mai per arroganza o strafottenza tipo "io sì che so andare in moto. So già tutto". No. Nella mia testa, a tratti così idiota, c'era un pensiero: mi accontento di godere dell'immenso dei paesaggi che mi attraversano quando sono in moto, perché anche se piano, anche se mi superano, anche se non so stare dietro a nessuno, ciò che conta per me è il mondo accanto, i suoi colori, i suoi profumi, la sensazione di libertà. Per questo non mi serve certo essere "brava" in moto. Brava "cogljjjiona" c'è da scrivere. E lo scrivo. Ma quanto ho rischiato? Fino ad ora, nei miei appena 15.000 km di vita motociclistica, dai tratti Alpini alle Dolomiti alla Corsica o Liguria, o anche solo sotto casa, quanto ho rischiato ad inebriarmi di paesaggi, spersa di tutto? Mentre non sapevo un c@xz0 della postura corretta da tenere in moto, dove guardare, come frenare ecc. ecc. ecc. La verità è che mi è sempre andata bene. Fin troppo. E forse pure a te che mi stai leggendo. Fino a quando però, per mia incapacità, per mia totale mancanza di tecnica nella guida sicura della moto, sono caduta. Lo ricordo, al gruppo di motociclisti che conosco su whatsapp avevo scritto una roba tipo "sono caduta perché non sono buona ad andare in moto". Ma loro sono stati carini con me, loro che il corso lo avevano già ben frequentato anche più di una volta, sapevano mi sarebbe stato utile... Ed erano dispiaciuti per la mia frattura.
C'è da dire che una frattura al piede ti blocca. Una roba stupidissima la mia. Assolutamente nulla di irreparabile. Di grave. Eppure stai ben ferma. Perché il dolore lo senti. Ci vuole tempo per guarire. E se sei da sola con due figli ed una storia tragica in famiglia sulle due ruote: un paio di pensieri te li fai. Ti senti piuttosto abbattuta. Scoraggiata e anche preoccupata. Ma hai voglia di "reagire". Hai voglia di tornare in moto. E questa volta, valuti le priorità, ascolti buoni consigli, di care persone. Ed una fra esse, che ha delicatezza della situazione, diviene come un ponte, ti lascia un contatto: di un istruttore di guida sicura. Due giorni dopo la caduta gli ho scritto. Ho atteso con ansia mista a felicità un mese e mezzo, questa lezione.
Bene, la mia lezione con l'istruttore Stefano è avvenuta. Individuale. Tre ore. Poi altre due. Per cominciare. Non scriverò nulla di cosa si deve o non deve fare, non è il mio lavoro. Dico solo che, tu che mi stai leggendo, che credi di sapere andare in moto perché lo hai imparato da quando avevi 14 anni su un motorino, tu che sei vigoroso e ti piace piegare di brutto su qualsiasi strada, tu che hai 60 anni e hai anche rallentato la tua andatura, o forse tu che hai appena preso la patente, forse tu che mi stai leggendo, scopriresti per la prima volta cosa significa guidare una moto. Se frequentassi un corso di guida sicura. Sono certa che ovunque abiti, un istruttore c'è.
Sarebbe bello arrivare a questo passo evitando di rivolgersi solo dopo un incidente, sarebbe bello fosse una prassi. Sarebbe stato bello incontrare un professionista di questo calibro in una qualsiasi scuola guida. Ed invece no. Io ho preso la patente addirittura da "privatista" nel 1998. Ho imparato per come mi hanno insegnato le persone all'epoca vicine a me. Mio padre, mio fratello, magari il fidanzato o i suoi amici. Insomma, chi capitava che avesse il cul0 su una moto. Ed è così che si fanno danni. A proprio scapito però. Poi addirittura per 10 anni no l'ho più utilizzata. Sono solo tre anni che ci sono risalita sopra. E mi piace. Non posso negarlo.
Forse ci vuole un po' di umiltà. Meno arroganza. Strafottenza. Forse ogni tanto, è necessario fermarsi, guardarsi allo specchio e constatare che è necessario fare qualcosa. Per migliorare. Potrebbe non piacere constatarlo. Ma non è una sconfitta. È una vittoria. È sempre una vittoria riconoscere di aver bisogno di crescere. Di aver bisogno di aiuto per farlo. Perché esistono situazioni in cui da solo non basti. Ma non puoi scegliere un aiuto a caso. Se ti è scoppiato il tubo dell'acqua in casa, non chiami l'elettricista. Se hai bisogno di rivedere due cose su te e la moto ti rivolgi ad un esperto: un pilota FMI con esperienza nell'insegnamento di guida, sicura. Parlo proprio io. Io sono, un'insegnante. Chi più di me può conoscere a fondo il senso di questa parola? Imprimere un segno, nella mente. Educare, trarre fuori. Beh, nel mio caso, l'istruttore Stefano imprimendo un segno in tutto e per tutto motociclistico, nella mia mente, ha fatto sì che emergesse anche la motociclista Marta.
Se il modello d'apprendimento è competente e ha esperienza nel suo lavoro, roba che si può percepire persino "a pelle", in un qualche modo, ti fidi. Ti fidi di lui e di ciò che ti insegna. Ne riconosci il ruolo. Che è asimmetrico. Deve esserlo. E ci vuole un po' di fiducia persino nella tua capacità di disimparare. Perché sì, in un corso di guida sicura potrebbe capitarti di scoprire che quello che hai fatto fino ad ora non andava bene. Pensa, caro lettore, cara lettrice, che per la sottoscritta c'è stato un momento in cui durante il corso ho pensato "Vendo la moto. Faccio prima". Puoi scoprire che i consigli offerti, da persone a te care, seppur in buona fede, non andavano sempre bene. In fondo non ci si può improvvisare insegnanti. Ne so qualcosa. Penso che nella vita non smettere mai di mettersi in discussione sia fondamentale. In un corso come questo accade ogni minuto. È un'altalena emotiva. È una tempesta di dubbi. Su tutto. Ma è meraviglioso. Perché sai di non essere da solo. C'è l'insegnante. Con la sua sola presenza conferma lo sgretolarsi di ogni titubanza. E poi lo senti, lo senti sulla tua persona che è meglio come dice lui. Come ti sta insegnando. Come stai imparando. Basta una lezione per capirlo. Se non ne hai ancora frequentata una, devi farlo. Lo devi a te stesso. A te stessa.
In queste mie 5 ore di lezione, ci sono stati attimi d'incanto. Che riguardano la tecnica, ma vanno anche oltre. Toccano la tecnica delle emozioni. Perché capita un momento in cui sei ferma. Quasi a fine giornata, a fine lezione, sei stanca, tutta imbardata a dovere il caldo lo senti, hai mille dubbi e mille pensieri. Non sei nessuno, sei caduta più di una volta, ti hanno detto lascia stare, non fa per te, sei solo una donna. Ma. Hai appena finito di fare un esercizio in moto, richiesto dall'istruttore. E sei lì, da sola, sul ciglio della strada. È il tramonto, le luci sono soffuse persino sull'asfalto dello spiazzo vuoto, lontano dal traffico. Cornice meravigliosa le montagne tutt'intorno. L'istruttore è lontano e lo vedi dipingere con la tua moto curve delicatissime, scivola giù a destra e poi sinistra come fosse un ballerino di danza classica. Movimenti così fluidi. Armoniosi, una musica, quasi dolce. E stava solo usando una gentilezza nei tuoi confronti: puliva bene le gomme nuove dalla cera. Manco me ne ero accorta ci fosse. Ma tu sei lì ferma mentre il sole ti colora di arancio e per un istante ti senti gli occhi gonfi, ma non puoi piangere, mica ti puoi permettere lacrime, "quello" torna e ti prende per matta. Ma tu, lo sai, perché le senti arrivare, lente, quelle gocce: sono, di felicità. Stai realizzando che per la prima volta hai scoperto cosa significa "dondolare" la tua moto, premendo volontariamente sul manubrio, a destra e a sinistra. Eri tu a gestirlo. A volerlo. A deciderlo. Te lo ha insegnato l'istruttore. Lo hai imparato, almeno un pochino, poco poco. E lì, così, in sovrappensiero non te ne capaciti. Hai scoperto, in un nuovo contesto, ciò cui spesso fa la differenza: la fiducia in sè stessi. Credere nelle proprie capacità, nelle proprie risorse, nelle proprie possibilità. Di superare. Le situazioni. I vissuti. Il passato. Credere nel futuro. Ed essere responsabili. Consapevoli. Sicuri delle proprie scelte. Di vita. Ed io scelgo di amarmi. Di volermi bene come mai nessuno potrà fare. Scelgo di proteggermi. ...Dovremmo imparare dal nostro meraviglioso corpo umano: gli organi vitali non sono forse protetti? Il cervello non è all'interno della scatola cranica? Sarà mica un caso se esistono i caschi. Il cuore e i polmoni non sono all'interno della cassa toracica? E il midollo spinale, non scorre all'interno della colonna vertebrale? ( sarà mica un caso se esiste il paraschiena?). Abbiamo un corpo decisamente intelligente. Ha impiegato millenni per evolversi a questo punto. Ma attenzione, non dimentichiamolo: siamo corpo. È il mezzo di trasporto della nostra vita. E dovremmo averne cura. E noi, invece, cosa facciamo, lo distruggiamo???????? Andiamo in moto in mezza manica perché fa caldo? Non allacciamo il casco perché tanto son due km? Sulla strada faccio quello che voglio perché ho solo il sabato per girare??? Mi compro la moto e mando tutti a quel paese? Adesso si cercano pure i "pokemon". E ci si fa male. Se è così allora non abbiamo capito un c@xz0. Io, non avrei capito nulla. Ma se fosse davvero così, non sarei qui a scrivere i miei pensieri. E lasciarli a te, chiunque tu sia. Perché in realtà penso che la "sicurezza" sia uno stile di vita. Un principio alla base, direi. Cui però ci si pensa sempre troppo poco.
Un altro attimo della lezione è stato tremendo. Non volevo immaginarlo. Ma me lo aveva chiesto. "Mettiti qui" mia ha detto. "Io passo alla velocità di 100km, tu immagina se ci fosse una macchina". Io sono ferma, in piedi, in una via deserta di periferia. Lui si allontana. Io sento solo il rumore della motore. Ho la testa ferma. Lo vedo sfrecciare. La macchina non c'era. Ci fosse stata, l'impatto sarebbe stato devastante. Proprio come quelli che leggiamo sul giornale. Che leggiamo qui sul forum. Forum di motociclisti. E piangiamo. Io per prima. Ma quante volte si sarebbe potuto evitare? Forse qualcuna. Un corso di guida sicura, forse, potrebbe farti allungare la vita di qualche chilometro. O almeno aiutarti a riflettere: cosa proteggiamo? Cosa difendiamo? Cosa mettiamo al sicuro?
In fondo, siamo circondati da questa parola... Prova a pensarci quante password di sicurezza hai? E la tua casa? Ha una porta blindata? Un antifurto? E la tua moto? La lasci libera quando parcheggi o la metti un minimo "in sicurezza"? Catena, lucchetto.... Fa parte del nostro quotidiano, la sicurezza. Chi lavora, frequenta corsi sulla sicurezza. Persino viaggiando, girando, non ti è mai capitato di rivolgerti alla polizia, almeno una volta, per sentirti più sicuro? A me è capitato. Viviamo giorni incredibili, in un tempo storico incredibile: i sistemi di Sicurezza Nazionale sono più che allertati.
Proteggiamo, a volte persino troppo, le nostre stesse emozioni. Non siamo sicuri di poter dire tutto, esternare tutto, raccontare. Io per prima. Non potete immaginare cosa non abbiano letto le mani della mia fisioterapista sul mio corpo. Sono talmente "in difesa" che ho lo stomaco "rigido". Rigidità totalmente inconsce. Ma su questo piano mi fermo immediatamente. Terreno fragile e delicato. Per chiunque. Ma mi stramaledico lo stesso: pochi mesi fa ci ho scritto una relazione finale d'esame sul corpo valore-significato-linguaggio-c@zxi-e-mazzi........ E bla bla bla.
Meglio tornare sulla definizione: la sicurezza (dal latino "sine cura": senza preoccupazione) può essere definita come la "conoscenza che l'evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati". In termini più semplici è: sapere che quello che faremo non provocherà dei danni, by weekipedia.
Beh, a leggere i termini "più semplici", e ripensando a quando sono caduta e mi sono fatta male, posso affermare di aver agito senza sapere che quello che stavo facendo avrebbe provocato danni. L'azione compiuta non era sicura, in quella situazione. E f@ncul0 l'ansia. Se sai quello che devi fare, come devi agire, in una data situazione, l'ansia potrebbe ridursi. E lasciarti più libero. Di tutto. Ma, a mio avviso, c'è solo un modo in moto per sapere che quello che stai facendo è corretto: ne hai appreso la tecnica. Magari in un corso di guida sicura...
Apprendi cose che non immaginavi: l'istruttore diventa il tuo passeggero. Per una come me è roba da urlo. Panico. Infarto. Non sto scherzando. Tachicardia a manetta. Mi era capitato di portare in moto per un paio di chilometri mia figlia adolescente (fu uno dei miei giorni più belli nella vita), ma è uno scricciolo di 40 kg. E sentivo addosso una responsabilità immensa. Mai più accaduto. Ti lascio immaginare caro lettore, cara lettrice, come mi sono sentita quando mi ha detto "adesso salgo dietro". Piuttosto la morte, ho pensato. Beh questo non è un pensiero molto affine alla "sicurezza" ho continuato a pensare.... E soprattutto ho deciso di fidarmi. Incredibile: mi sono fidata di un uomo. Ma certo. Ma per fortuna. Quello che sceglie di fare un istruttore di guida sicura durante una sua lezione, è per il tuo bene. Ciò che decide, le azioni che compie, il modo di parlare e pure di sgridare è sempre a fin di bene. Il tuo. E te ne rendi più che conto. E allora gli permetti di salire dietro. E sei tesissima, ti batte forte il cuore, hai paura di fargli male a causa della tua incapacità, temi possa cadere. Temi. E nel contempo però credi. Credi che ce la puoi fare. Lui sicuro lo crede. Anzi Stefano nel mio caso ci credeva moooolto più di me. Era propio convinto. E forse, in certi casi, la convinzione è ciò che ci permette di andare avanti. E la sicurezza diviene mentale: io credo in me. Posso farcela. Posso, devo, voglio vivere! Girando anche in moto!
Io non so, caro lettore, cara lettrice se lo hai capito.... Se per caso non hai ancora frequentato un corso, fallo. Non aspettare. Amati. Perché sicurezza è amare sè stessi e quindi gli altri. Perché se proteggi te stesso, allora, stai già proteggendo chi ti vuole bene. E fai il tuo giro in moto, guidando la moto. E, opinione personale, per tutto ciò che sulla strada compete te, sei responsabile tu. E puoi tornare a casa. E continuare la tua vita, che fin troppo spesso diamo per scontato.
Ma è preziosa. Preziosissima.
Come lo sono state queste mie 5 ore di lezione di guida sicura con Stefano. Non lo ringrazierò mai abbastanza. Sono felice di averlo incontrato. Il suo lavoro fa la differenza.
Ti rimane.
Ed è meraviglioso.
Ringrazio chiunque si sia sentito in un qualche modo "coinvolto" nel mio racconto. E se non lo hai ancora fatto, fai la cosa giusta: inizia un corso di guida sicura.
Per me, è solo il principio.
Un sorriso, ed una carezza.
atram

Dimenticavo: a lezioni di questo tipo vuoi bene.

Ciau!