Ed eccomi al mio primo report sul questo forum.
Premessa
Tutto ciò che segue è il racconto di quanto successo oltre un mese fa, ma proprio non sono riuscito
a buttare giù il report prima d’ora.


Dopo tre anni che avevo messo nel mirino una visita al tanto decantato Gran Sasso, finalmente
in questo 2013 si presentano le condizioni per togliermi questo sassolino.
Avrei dovuto fare un viaggio in moto all’estero con qualche amico, ma poi tutto è saltato per cause
assolutamente imprevedibili; ecco che mi si presenta l’occasione per fare questo itinerario.
Come si dice spesso, l’importante non è solo la meta, ma anche il viaggio, così decido che il Gran Sasso sarà la meta e mi devo inventare un percorso gustoso per raggiungerlo.
Vista la mia passione per i passi montani, comincio a crearmi un percorso a zigzag sugli appennini che comprenda molti passi mai percorsi prima.
Abitando a nord di Milano, ciò che mi separa dai primi rilievi è la lunga pianura, che in quanto a curve è piuttosto scarsina.
Partenza lunedì 24 giugno 2013 di buon mattino.



Decido così di raggiungere Imola by boring-way (leggasi pallostrada), oltretutto umida per oltre 100 km percorsi sotto una copiosa pioggia, per lasciarmi alle spalle, in poco tempo, il piattume padano;
uscito dalla città, in direzione Castel del Rio, incomincio ad addentrarmi tra i paesaggi che mi piacciono, cioè terreni ondulati, verdissimi (con tutta l’acqua caduta nel periodo non potrebbe essere altrimenti), e curve.
Intanto il tempo è migliorato, il sole e un cielo abbastanza sgombro hanno preso il posto dei nuvoloni neri carichi di acqua.
Così fino a Coniale, da dove parte il vero tour dei passi.
Il primo della lista è il valico del Paretaio, che porta a Palazzuolo sul Senio;
poi è la volta del passo Carnevale, che mi condurrà a Marradi.
A Marradi imbocco la sp74 per dirigermi a San Benedetto in Alpe, attraverso il passo dell’Eremo e poco dopo il passo Peschiera.
Arrivato sulla strada principale, decido di seguire le indicazioni per Forlì e resto su quella strada fino a Portico di Romagna, dove prendo la deviazione per Tredozio e arrivo al valico della Busca, nei cui paraggi c’è il famoso vulcanetto.

Dopo aver valicato, prima di Tredozio, mi avventuro in un’improvvisata deviazione per ritornare in fretta a Rocca San Casciano e riprendere il percorso stabilito.
Manca poco a mezzogiorno, e 200 metri prima della deviazione per il colle 100 forche mi fermo a un chiosco per una necessaria e provvidenziale rifocillata a base di cascione e birretta.

Una volta terminata la pausa, è tempo di ripartire;
il colle di 100 forche e il successivo passo Monte Forche mi aspettano.
Giungo così a Galeata e proseguo fino a San Piero in Bagno.
Fino a questo punto del viaggio, a parte la pallostrada, ho notato la totale assenza di traffico, pochissime auto e ancor meno moto.
Ovviamente, per me che purtroppo sono abituato al traffico congestionato, questa condizione mi fa apprezzare maggiormente le strade che sto percorrendo.
Conscio del fatto che se non mi do una mossa l’itinerario non procede, prendo la famigerata E45 e la percorro fino a Città di Castello.
Conosco la fama di questa strada in materia autovelox selvaggi, così cerco di rispettare i (bassi) limiti:

i soldi preferisco spenderli io piuttosto che versare oboli forzosi nelle casse di qualche comune.
A Città di Castello abbandono la noia di questa superstrada e mi dirigo, con calma, a Bocca Serriola.
Proprio una bella strada, belle curve, e in molti posti anche un bell’asfalto, se solo fosse ben tenuto.
Poi Apecchio, Piobbico, Cagli e infine, Cantiano.
Proprio qui, da dietro una montagna, dopo una curva, il cielo cambia improvvisamente: da azzurro macchiato di bianco candido passa di botto ad un grigio scuro, decisamente minaccioso; infatti dopo un paio di km, viaggiando con la visiera aperta, avverto il classico “odore” della pioggia.
Visto che la direzione di marcia è praticamente obbligata e non ho deviazioni a disposizione, mi fermo per rimettere la tuta antiacqua.
Completata la vestizione rimonto in sella e nemmeno riaccendo la moto che si scatena un autentico nubifragio.
Non ho punti dove ripararmi, così riparto incurante di tutta l’acqua che sta venendo giù.
Vedo alcuni sardomobilisti guardarmi con sguardi a metà tra l’ammirazione ed il compatimento, però devo modificare la strada per raggiungere Gubbio.
Decido di prendere la via più corta e seguo la strada della duchessa, la 452.
Avrei voluto passare da Scheggia e poi arrivare a Gubbio dal valico della Madonna della Cima, ma piove davvero troppo forte, e decido per una scelta più conservativa (per la mia incolumità, preferisco conservarmi sano ancora un po’).

Arrivo a Gubbio e dopo aver riparato sotto un portico comincio a cercare una stanza per dormire.
L’acqua continua a cadere copiosa ed il programmato giretto serale nel centro storico di Gubbio va a farsi benedire.
Vado a letto presto, tutto sommato contento del bel giro fatto oggi.

continua...
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