Domenica 16 aprile 2017
Forse è Pasqua. Forse non lo so. Forse non me ne frega niente.
Sicuro sono qui. A casa. A scrivere. Ancora. Sembra io non sappia fare altro che perdermi. In un paio di righe così insignificanti. Nulle. Vuote. Come queste che sto per lasciarti. Carta straccia. Che non puoi nemmeno strappare con le mani...
Sono a casa mia, il mio tavolo alto vicino al davanzale per guardare fuori dalla finestra. Chopin è una carezza. I miei figli non ci sono. Le feste le passano col padre. È silenzio ora. Persino la città. Ma mai, mai, potrà equiparare il Vars. Mai. Quello che accade lì, a me, succede solo lì. Non so perché, ma chino la testa e ne prendo atto. E lo amo. Mi ruba tutto il Vars. Mi comprime, mi ribalta e mi ordina il silenzio. Mi svuota per riempirmi poi di Senso. Col suo silenzio penetrante di nuvole di neve. Di Cielo azzurro il suo vestito. Non il migliore. Come vorrei essere lì una notte. Poterne sentire la voce delle sue stelle. Forse ne avrei bisogno. Ma potrei uscirne devastata. Già così, in un inframmezzo di pomeriggio in moto, in una semplicissima sosta, dovuta, necessaria, mi attraversa. Mi buca. Non immagino il suo buio cosa mi farebbe. Però, quale meraviglia sarebbe. Anzi, è. Ne sono certa. Il fatto che io non possa vedere tale magnificenza, non significa che non esista.
Il Vars esiste. Ed esiste quel suo piccolo bar col patio di legno consumato dal tempo del vento e del freddo d'inverno, proprio come il suo gestore: un uomo anziano con la pelle solcata dal passare delle stagioni. Quante sulla sua fronte? Quanto pesano? Sembrano più leggere delle mie.
Arrivo lì, appoggio su un tavolino in pieno sole il casco, i guanti, il sottocasco, la giacca e mi siedo. Ordino un te caldo. Apro lo zaino, prendo il mio "quadernetto della moto" della nuova stagione. E scrivo. L'unica nota tecnica è la data. L'anziano mi serve il te, facendosi spazio in quel delirio di roba e mi osserva un attimo. Io gli dico che amo quel posto. Amo quel bar. Lui mi sorride e mi chiede "C'est vous qui a peint avec de l'eau?". Incredibile. L'uomo si è ricordato di me. Sì, gli rispondo. È vero, già una volta mi ero fermata lì, ed ero annegata. In un acquerello. Al cospetto del Vars.
E l'anziano se ne va. Torna con una fetta di torta al mirtillo, che non vuole io paghi. Ma naturalmente lascio la somma. Lui insiste, ma gli dico solo che lì ritornerò.
Perchè il Vars lo amo. Te l'ho già detto? Mi ipnotizza. Mi ammalia. Mi affascina. Ma anche a te succedono le cose che capitano a me quando sei lì? Magari solo un attimo, magari non per un'ora come me, magari solo per un secondo, ma la senti anche Tu la voce del Vars? La sua potenza? Il suo maestoso Silenzio? Imperante. E quando capita, anche solo per un attimo, non ti senti un niente sulla Terra? Non ti chiedi come sia possibile che tu possa beneficiare di così Tanto di fronte a te? Non ti chiedi mai, se lo meriti? Tutto. Il Vars mi uccide. E mi resuscita anche. Sempre. Mi accarezza la sua vista: è così vicino. Prima ti sovrasta, ma poi ti raccoglie. Spazza all'aria ogni tuo pensiero. Ci gioca col vento in un sorriso di sole. E poi te li rende. Quei pensieri. Ma sono diversi. Come alleggeriti. Ed in quel tempo sospeso, mentre lui si fa carico di rapirti la testa, scopri una sensazione straordinaria: il vuoto. Quel vuoto che tanto cerchi in una meditazione e che mai trovi. Il Vars te ne fa dono. O almeno, a me succede così. Ed io, per questo, lo amo.
Sorrido mentre scrivo, BurnOut a fine pranzo del giro di ieri, quando eravamo ancora tutti fermi in un anfratto magnifico del Vars, ma prima del mio bar, mi aveva detto quasi sorridendo "Ma tu fai quello che vuoi." Sorrido ancora, in realtà non era ciò che avrei voluto. Ma era ciò di cui avevo bisogno. E se c'è una cosa che ho imparato a fare troppo tardi nella vita, è scegliere sempre e solo, poste le condizioni di libertà, ciò che mi sento. Ed io ieri, sentivo il Vars.
Chiedo scusa a tutti se non ho proseguito con Voi. Se non ho percorso la vostra stessa strada, se non ho condiviso con voi la stessa vista, le stesse fermate. Lo stesso stupore. Gli stessi km. Chiedo scusa se quando ci sono io c'è sempre anche la mia testa. E i miei pensieri affollanti in essa. Che spesso non mi lasciano tregua. Vi chiedo scusa se non sono più appartenuta al gruppo.
Già, il gruppo. Io vi invidio. Ma come fate?
A questo giro c'erano 376 volti nuovi. Mille moto. Ma ero felicissima, c'erano le ragazze! Pochissime a dire il vero. Ma erano stupende. Una poi era con la sua moto. Anzi è stato bellissimo trovarci a Susa e percorrere insieme il Monginevro più tranquillo del mondo. Che in discesa però percorro sempre più piano del piano: è lì che l'anno scorso ero caduta. E trovo Noemi grandiosa. Minuscola, ma sicura del fatto suo in strada, e certo anche nella vita. Forse lo stile di guida è come uno specchio della propria personalità. O forse solo del proprio umore. Boh, non saprei. Rimane il fatto che questa motociclista è grandiosa.
Siamo, questa volta per accordo col gruppo, le prime ad arrivare a Briancon. Ed è bello sentire arrivare poi tutti gli altri. Il vostro fragore è riconoscibilissimo. Una ventina di moto. È il delirio. Ma pare sia un buon deliro... Sono felicissima di vedere Bertran, nella tenuta che credo entrambi si ami più: quella da motociclista. E la sua, il suo KTM è la moto più bella di tutte.
E non entro nel supermercato: ne uscirei con casseruole, lenzuola, prodotti di bellezza a quintali... I supermercati francesi sono imbattibili per questi articoli. Ma ho lo zainetto pieno, e ho preparato il pranzo a casa a base di grano, quinoa, pomodori secchi, peperoni gialli, aneto, santoreggia, olio, sale, pepe. Buonissimo, ma ne avanzo metà. Quando sono in moto, non ho mai molto appetito. Bohhh... non so...
L'appetito però lo avevano tutti gli altri...
Sono ultima per scelta da Briancon verso il Vars, il Ter mi concede di essere "la scopaccia"... c'è da ridere...
Quando arrivo, ci impiego sempre un attimino per capire come piazzare errina, e poi però li vedo. Sono già tutti parcheggiati, caschi come fiorellini sugli specchietti, giacche sulle selle, bauletti e borse aperte... Sembra che siano lì da sempre. Intendo dire, lì così, in gruppo. Da sempre. "Questi ci sono nati in gruppo", penso io. A volte a me il gruppo terrorizza. Infatti individuo l'unico tavolino appena liberatosi da una famiglia francese e mi ci "catapulto". E mi raggiungono le ragazze e poi anche gli altri. E poi c'è una cosa...
Un piacere immenso: offrirvi un caffè con la moka!
Bellabella la mia moketta.... Ero così felice di preparare lo zainetto con la bomboletta del gas, la caffettiera, il caffè, lo zucchero e i bicchierini... ho dimenticato i cucchiaini però. Prox giro ci organizziamo meglio... (parentesi bombola gas: credevo scoppiasse la moto, fra pressioni e altezze varie. Ma è andata bene... sono tornata pure a casa...)
Credo che a questo giro non abbia potuto, per mia incapacità, di apprezzare la presenza appunto, del gruppo. Mi siete rimasti poco. Strano, di solito non accade. Oppure forse, avevo già la testa piena. Non c'era spazio per altro. Che tristezza. Scusatemi. O forse c'era il mondo. Anche nella mia mente.
Eppure anche dal mondo fatto di motociclisti che vanno e vengono nei giri, che non sai chi siano, che si iscrivono ad un giro e poi magari non li vedi più (...me compresa) ho appreso una nuova cosa: nelle gomme da moto c'è un pallino all'interno degli intagli come indicatore del "cambio gomme perché arrivate alla frutta". Ringrazio quel tipo che non so chi sia ne che moto abbia, ma mi ha rivelato un segreto. Forse di pulcinella per tutti, ma non per me...
Forse le persone sono piene di segreti.
Forse i motociclisti guidano sulla cresta della loro vita.
Forse devo smetterla di scrivere.
Un'ultima cosa. Una fotografia. Non è un mio scatto. Ma è la fotografia concreta più bella del giro di oggi: "Fra le rocce... Meraviglia."

Forse esistono persone apparentemente spente, immobili, aride, come roccia. Eppure in loro è meraviglia: nella loro solidità perenne, fiori. Dolcezza e stupore.
Forse esistono persone che appaiono come fiori: coloratissimi, pieni di vita. Profumatissima. Ma che fondano le loro radici nel buio di pietra.
Forse dovremmo conoscere le persone per come esse sono, nella loro totalità, e basta.
Il guaio però è che nemmeno le persone conoscono davvero esse stesse.
Tu conosci davvero te stesso?
Io su di me indago da una vita.
Ma mica ne vengo fuori bene... ...



Ok smetto.
Per oggi basta.
A follia ho già dato...
Grazie a tutti per il giro...
Alla prossima... "testa permettendo"


Beh... Buona Pasqua!
Ps. La fotografia più bella? Che non c'è perché non ho potuto scattarla? Scrivo solo questo: eravate bellissimi.
Pps. Ho preso acqua... ma ero felice...
Qual è il valore della felicità?
La pioggerella dopo un giro sul Vars.
Ppps

Un sorriso per tutti...
al prossimo delirio...
atram
