E' spettacolare!
Sopratutto l'unità di misura è puro genioooo


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Citazione:
Fiumi di inchiostro versati, foreste amazzoniche rase al suolo, vagonate di tastiere di computer distrutte. Tutto questo sciupio, nel tentativo di spiegare chi è un vero motociclista, e chi no. Un approccio scientifico all'annosa questione s'impone. Basta alle diatribe tra le diverse categorie, basta alle ghettizzazioni a priori di questa o quell'altra tipologia di utente delle due ruote. L'eterna propensione dell'uomo a misurarsi con i suoi simili troverà qui finalmente, nel nostro ambito, un concreto appiglio.
Sul vocabolario c'è scritto che il motociclista è chiunque si sposti per mezzo di una motocicletta. Quindi il perverso, quantunque umano, troppo umano, desiderio di quantificare la nostra essenza di motociclisti va indissolubilmente legato a:
1) quantità e qualità degli spostamenti;
2) tipologia della motocicletta.
Di conseguenza, le variabili che dovranno comparire nella formula per calcolare quanto si è veri motociclisti sono, in riferimento al punto 1:
A = chilometri percorsi annualmente dal motociclista su strada aperta;
B = chilometri percorsi annualmente in pista o in crossodromo;
C = numero massimo di giorni consecutivi trascorsi senza montare in sella;
D = chilometri percorsi nella tappa più lunga dell'ultimo viaggio effettuato;
E = numero di punti conseguiti durante la partecipazione a qualsivoglia campionato motociclistico, in rapporto al massimo punteggio ottenibile (la specialità va ritenuta ininfluente; vogliamo attribuire pari dignità alle diverse discipline, benché la tentazione di concedere un punteggio più generoso ai praticanti della velocità su pista sia forte);
F = numero di punti patente finora sottratti (si decide insindacabilmente che non è meritorio subire decurtazioni);
G = numero di adesivi ricordo di motoraduni appiccicati sulla propria moto;
H = numero di giorni piovosi durante i quali è stata utilizzata la moto, rapportato ai giorni totali di utilizzo;
I = grado di abrasione delle saponette della propria tuta, misurato in millimetri;
J = numero di giorni nevosi durante i quali è stata utilizzata la moto, rapportato ai giorni totali di utilizzo.
In riferimento al punto 2 - tipologia della motocicletta - si impone anzitutto una definizione della stessa. Tra milioni di dizionari ed enciclopedie, oggi scegliamo Wikipedia, che ci dice: la motocicletta è un veicolo a 2 ruote, provvisto di motore, in cui la ruota anteriore è direzionale e quella posteriore si occupa della trazione. Se questo fosse inconfutabilmente vero, saremmo costretti a non ritenere degni di appartenere alla categoria i Velosolex, notoriamente a trazione anteriore. Ma con quale insensibilità potremmo non considerare nostri fratelli quei signori che, con questi originali mezzi, hanno attraversato gli USA, dal lago Michigan al Pacifico? Guardate qui. A malincuore, dobbiamo comunque scartarli.
Anche i due ruote a trazione integrale, come ad esempio la famosa Rokon Ranger, pur non allineati alla definizione, hanno una dignità che non rende indolore la loro esclusione dal novero. Tutti gli scooter odierni, anche i più vituperati (ad esclusione di Piaggio MP3 e Gilera Fuoco, il cui numero di ruote non è previsto dalla definizione), meriterebbero invece l'appellativo di motocicletta. Questa è dura da digerire, con buona pace di Wikipedia. Proviamo comunque a condensare in una formula i parametri di valutazione della vera moto. Vanno considerati:
K = diametro del cerchio anteriore. Fissata come standard la misura di 17 pollici, la formula prevede dei coefficienti significativamente riduttivi per i calettamenti più piccoli;
L = diametro del cerchio posteriore. Idem come sopra;
M = parametro legato alla presenza della leva della frizione (1 = leva presente; 0 = leva assente);
N = parametro legato alla presenza di un cambio con un numero finito di rapporti, tradizionale o sequenziale che sia (1 = presente; 0 = assente). Il parametro N è finalizzato ad aggiungere punti ai proprietari di Aprilia Mana o Honda DN-01, a scapito degli utenti di scooter tradizionali. Siamo consapevoli del fatto che in questo modo anche i proprietari di Suzuki Burgman 650 prendono punti. E' un limite della formula, lo sappiamo.
O = potenza della moto. L'introduzione di questo parametro è rischiosa, perché una miriade di obiezioni possono essere sollevate. Ma noi lo introduciamo lo stesso, e, banalizzando volgarmente un tema che meriterebbe un volume della Treccani, decidiamo che: più cavalli ci sono, più la moto è moto;
P = peso della moto. Meno chili ci sono, più la moto è moto;
Q = parametro legato alla presenza o meno sulla moto di copertine per proteggersi dal freddo (1 = presente; 0 = assente);
R = grado di usura delle pedane, in seguito a strofinamento sull'asfalto durante le pieghe. Usura misurata in millimetri;
S = gradi sessagesimali di inclinazione che la moto può raggiungere prima che le pedane tocchino l'asfalto;
T = spalla degli pneumatici ancora non utilizzata in piega, misurata in millimetri;
U = presenza di uno spazio vuoto tra la sella e il manubrio, per differenziare così la seduta motociclistica da quella scooteristica (1 = spazio vuoto presente; 0 = assente).
La formula per calcolare quanto si è un vero motociclista va quindi scritta come segue (la grandezza espressa è misurata in gradi Bayliss):
A + 10 B - 10 C + 10 D + 1000 E - 100 F + 100 G + 100 H + 1000 I + 1000 J + 1000 (21 - K) (20 - K) (19 - K) (18 - K) (K - 17)3 + 1000 (18 - L) (L - 17)3 + 1000 M + 1000 N + 100 O - 100 P - 10000 Q + 5000 R + 100 S - 5000 T - 10000 U = V (numero esprimente la veracità del motociclista).
Una volta calcolata la propria veracità, ogni ulteriore discussione con gli amici / rivali non avrà più ragione di essere. Basta.
Sul vocabolario c'è scritto che il motociclista è chiunque si sposti per mezzo di una motocicletta. Quindi il perverso, quantunque umano, troppo umano, desiderio di quantificare la nostra essenza di motociclisti va indissolubilmente legato a:
1) quantità e qualità degli spostamenti;
2) tipologia della motocicletta.
Di conseguenza, le variabili che dovranno comparire nella formula per calcolare quanto si è veri motociclisti sono, in riferimento al punto 1:
A = chilometri percorsi annualmente dal motociclista su strada aperta;
B = chilometri percorsi annualmente in pista o in crossodromo;
C = numero massimo di giorni consecutivi trascorsi senza montare in sella;
D = chilometri percorsi nella tappa più lunga dell'ultimo viaggio effettuato;
E = numero di punti conseguiti durante la partecipazione a qualsivoglia campionato motociclistico, in rapporto al massimo punteggio ottenibile (la specialità va ritenuta ininfluente; vogliamo attribuire pari dignità alle diverse discipline, benché la tentazione di concedere un punteggio più generoso ai praticanti della velocità su pista sia forte);
F = numero di punti patente finora sottratti (si decide insindacabilmente che non è meritorio subire decurtazioni);
G = numero di adesivi ricordo di motoraduni appiccicati sulla propria moto;
H = numero di giorni piovosi durante i quali è stata utilizzata la moto, rapportato ai giorni totali di utilizzo;
I = grado di abrasione delle saponette della propria tuta, misurato in millimetri;
J = numero di giorni nevosi durante i quali è stata utilizzata la moto, rapportato ai giorni totali di utilizzo.
In riferimento al punto 2 - tipologia della motocicletta - si impone anzitutto una definizione della stessa. Tra milioni di dizionari ed enciclopedie, oggi scegliamo Wikipedia, che ci dice: la motocicletta è un veicolo a 2 ruote, provvisto di motore, in cui la ruota anteriore è direzionale e quella posteriore si occupa della trazione. Se questo fosse inconfutabilmente vero, saremmo costretti a non ritenere degni di appartenere alla categoria i Velosolex, notoriamente a trazione anteriore. Ma con quale insensibilità potremmo non considerare nostri fratelli quei signori che, con questi originali mezzi, hanno attraversato gli USA, dal lago Michigan al Pacifico? Guardate qui. A malincuore, dobbiamo comunque scartarli.
Anche i due ruote a trazione integrale, come ad esempio la famosa Rokon Ranger, pur non allineati alla definizione, hanno una dignità che non rende indolore la loro esclusione dal novero. Tutti gli scooter odierni, anche i più vituperati (ad esclusione di Piaggio MP3 e Gilera Fuoco, il cui numero di ruote non è previsto dalla definizione), meriterebbero invece l'appellativo di motocicletta. Questa è dura da digerire, con buona pace di Wikipedia. Proviamo comunque a condensare in una formula i parametri di valutazione della vera moto. Vanno considerati:
K = diametro del cerchio anteriore. Fissata come standard la misura di 17 pollici, la formula prevede dei coefficienti significativamente riduttivi per i calettamenti più piccoli;
L = diametro del cerchio posteriore. Idem come sopra;
M = parametro legato alla presenza della leva della frizione (1 = leva presente; 0 = leva assente);
N = parametro legato alla presenza di un cambio con un numero finito di rapporti, tradizionale o sequenziale che sia (1 = presente; 0 = assente). Il parametro N è finalizzato ad aggiungere punti ai proprietari di Aprilia Mana o Honda DN-01, a scapito degli utenti di scooter tradizionali. Siamo consapevoli del fatto che in questo modo anche i proprietari di Suzuki Burgman 650 prendono punti. E' un limite della formula, lo sappiamo.
O = potenza della moto. L'introduzione di questo parametro è rischiosa, perché una miriade di obiezioni possono essere sollevate. Ma noi lo introduciamo lo stesso, e, banalizzando volgarmente un tema che meriterebbe un volume della Treccani, decidiamo che: più cavalli ci sono, più la moto è moto;
P = peso della moto. Meno chili ci sono, più la moto è moto;
Q = parametro legato alla presenza o meno sulla moto di copertine per proteggersi dal freddo (1 = presente; 0 = assente);
R = grado di usura delle pedane, in seguito a strofinamento sull'asfalto durante le pieghe. Usura misurata in millimetri;
S = gradi sessagesimali di inclinazione che la moto può raggiungere prima che le pedane tocchino l'asfalto;
T = spalla degli pneumatici ancora non utilizzata in piega, misurata in millimetri;
U = presenza di uno spazio vuoto tra la sella e il manubrio, per differenziare così la seduta motociclistica da quella scooteristica (1 = spazio vuoto presente; 0 = assente).
La formula per calcolare quanto si è un vero motociclista va quindi scritta come segue (la grandezza espressa è misurata in gradi Bayliss):
A + 10 B - 10 C + 10 D + 1000 E - 100 F + 100 G + 100 H + 1000 I + 1000 J + 1000 (21 - K) (20 - K) (19 - K) (18 - K) (K - 17)3 + 1000 (18 - L) (L - 17)3 + 1000 M + 1000 N + 100 O - 100 P - 10000 Q + 5000 R + 100 S - 5000 T - 10000 U = V (numero esprimente la veracità del motociclista).
Una volta calcolata la propria veracità, ogni ulteriore discussione con gli amici / rivali non avrà più ragione di essere. Basta.