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Le passioni, oscure motivazioni dell'anima. [alpinismo]
6776813
6776813 Inviato: 18 Gen 2009 21:53
Oggetto: Le passioni, oscure motivazioni dell´anima. [alpinismo]
 

Le passioni, oscure motivazioni dell'anima che ci spingono a vivere.Ci fanno vivere.
E per questo irrinunciabili.

L'ennesima di quest'anno, o meglio stagione.
L'ennesima. Tragedia.
Probabilmente poco saprete di questo mondo, ci credo.
Siamo su un forum di moto.
Ma io prima di esser motociclista,

sono alpinista.


"Da quassù il mondo degli uomini altro non sembra che follia, grigiore racchiuso dentro se stesso. E pensare che lo si reputa vivo soltanto perchè è caotico e rumoroso."


L'ennesima.
Spesso chi non ci conosce ci da dei pazzi.
Inutili.
Matti.

Han ragione in fondo.
Sfidare la furia della natura, combatterla.
Per sentirtene parte.
Amarla.

Se vinci, vuoi riprovare.
Se perdi, hai finito di giocare.

Una roulette russa,
un gioco perverso già di suo.

Noi però ci divertiamo a far fare un giro intero al tamburo.

E così arrivano a te le notizie più tragiche.
Ma sai che è così, non ci badi troppo.

L'unica regoletta del gioco: accettare.
Ma cosa?
La morte.

Decide lei in fondo, la tua montagna.

Ma son convinto che anche quando è il momento,
non riuscirai mai a tirar fuori una sola parola di odio verso di Lei.




Quando a me?

Aspetto.
Accetto.



Per loro, a loro, a noi.

Michele.
 
6782903
6782903 Inviato: 19 Gen 2009 19:39
 

Ieri non scherzavo,
oggi la conferma.

Addio giampo.
Non ti conoscevo di persona.
 
6784359
6784359 Inviato: 19 Gen 2009 22:04
Oggetto: Re: Le passioni, oscure motivazioni dell´anima.
 

niz4th ha scritto:

Le passioni, oscure motivazioni dell'anima che ci spingono a vivere.
Ci fanno vivere.
E per questo irrinunciabili.


Davvero, hai ragione. Le passioni spesso sono irrazionali.
Le passioni che ho e che ho avuto mi hanno portato 1 vantaggio ogni 10 rischi, 1 momento di tranquillità ogni 10 passati in ansia...ma mi hanno regalato sensazioni che vanno al di là del sentirsi vivo, al di là della felicità; sentimenti che non puoi e non devi spiegare.
Puoi solo augurare agli altri di provarle con la stessa intensità con cui hai potuto provarle tu.

niz4th ha scritto:

"Da quassù il mondo degli uomini altro non sembra che follia, grigiore racchiuso dentro se stesso. E pensare che lo si reputa vivo soltanto perchè è caotico e rumoroso."


Che bello. Durante una passeggiata per raggiungere uno dei punti più alti del Monte Baldo mi sono un attimo fermata e mi sono detta: "Guarda in basso; guardali loro che oggi se ne sono rimasti laggiù e che magari non respireranno mai quest'aria tersa, non vedranno mai il cielo così azzurro, non sapranno mai cosa significa essere fisicamente stanchi ma con lo spirito rilassato e disteso. Lasciali là loro che credono che la vita sia solo quella vissuta freneticamente."

niz4th ha scritto:

Spesso chi non ci conosce ci da dei pazzi.


Anch'io a volte vi ho dato dei pazzi icon_redface.gif
Pazzi perchè più che sfidare voi stessi sfidate madre natura e talvolta riuscite pure a fidarvi di lei.
Ma chi sono io in fondo per darvi dei pazzi?
Io vado in moto, se salgo con qualcuno mi fido del mio pilota...metto nelle SUE mani la MIA vita...se guido la mia moto mi vado a fidare di un congegno meccanico/elettronico...agli occhi delle persone normali potrei essere "pazza" anch'io...

niz4th ha scritto:

L'unica regoletta del gioco: accettare.


Già accettare. Mai arrabbiarsi. Mai augurarlo a qualcun altro perchè era più scapestrato o perchè rischia sempre di più. Consapevolmente accettare perchè fa parte del gioco.

niz4th ha scritto:

Quando a me?
Aspetto.
Accetto.


E' un pensiero cinico questo. Però è vero.
Si accetta. Si aspetta. Si sorride perchè le persone normali non capiranno mai di cosa stiamo parlando. 0510_five.gif

Un abbraccio!
 
6784934
6784934 Inviato: 19 Gen 2009 22:41
 

ho spostato fuori dalle chiacchiere: mi spiacerebbe vedere questo topic invaso dallo spam.

Detto questo..

Non sono un alpinista, ma "montanaro" per amore di gioventu': mio padre mi ha portato prima in montagna che al mare, e per trent'anni ho passato le vacanze in un piccolo paese di montagna nelle valli di Lanzo (Balme).
Ho percorso centinaia di sentieri in quella ed altre vallate, beandomi dei profumi, delle senzazioni, del silenzio che solo la montagna sa donare.

Per qualcuno puo' sembrare strano, ma non mi e' mai venuto il desiderio di scalare una montagna.
L'idea di piantare un chiodo nella pietra mi turba... il pensiero di sfidare chi da milioni di anni guarda il mondo dall'alto in basso mi intimidisce.

Dove riesco ad arrivare con le mie forze vado, poi mi fermo e torno indietro cercando di non lasciare tracce del mio passaggio.

Per carita', non dico che chi scala un ottomila o una parete di ghiaccio sia un pazzo o un megalomane... dico solo che non rientra nelle mie corde, nel mio modo di vivere la montagna.

Per cio' che riguarda gli eventi degli ultimi giorni, ho pero' il sospetto che sia un semplice fatto di percentuali... se 10 anni fa 1000 persone percorrevano una certa "via", oggi sono il doppio, e doppie sono anche le vittime

Ultima cosa: una espressione in particolare, che sempre piu' spesso leggo sui giornali, mi fa drizzare i peli delle braccia:"montagna assassina".
 
6786008
6786008 Inviato: 19 Gen 2009 23:54
 

l'anno scorso mi ruppi il piede con lo snowboard, e attendendo la guarigione mi documentavo in internet sulla frattura che avevo riportato(una brutta frattura, fortunatamente guarita senza problemi). Mi sono imbattuto in un forum di alpinisti e girando tra i topic mi rendevo sempre più conto che come per un motociclista può essere emozionante fare una serie di curve con il ginocchio a terra o aprire fino a sentire il limitatore della sesta marcia, così per loro è il massimo scalare una falesia, o raggiungere la cima di un monte passando per un ghiacciaio, attraversando crepacci, e rischiando di essere sommersi da slavine. come la maggior parte delle passioni presenta i suoi rischi, diciamo che una condotta prudente li minimizza ma non li elimina...
lamps per tutte le vittime della montagna
 
6786588
6786588 Inviato: 20 Gen 2009 0:58
 

le passioni se prese con troppo trasporto sono peggio della droga.a me la moto fa quest'effetto e diciamo che con la moto sono molto ma molto incosciente e ne sono consapevole.ma penso anche che non bisogna stare li a pensarci troppo perche'quando arriva l'ora arriva e puoi morire pure scendendo dal letto
 
6786613
6786613 Inviato: 20 Gen 2009 1:02
 

jerry90 ha scritto:
le passioni se prese con troppo trasporto sono peggio della droga.a me la moto fa quest'effetto e diciamo che con la moto sono molto ma molto incosciente e ne sono consapevole.ma penso anche che non bisogna stare li a pensarci troppo perche'quando arriva l'ora arriva e puoi morire pure scendendo dal letto

diciamo che dal punto di vista della incolumità, conveniva avere la passione per la pittura, o per i francobolli antichi, però è pur vero che al cuor non si comanda
 
6786623
6786623 Inviato: 20 Gen 2009 1:05
 

capisco il tuo discorso e lo so bene,ma la moto per me e'soprattutto un modo per sfogarsi quando sto nervoso o un po giu'
 
6786909
6786909 Inviato: 20 Gen 2009 9:08
 

jerry90 ha scritto:
capisco il tuo discorso e lo so bene,ma la moto per me e'soprattutto un modo per sfogarsi quando sto nervoso o un po giu'


Quoto. 0510_sorriso.gif
...ed è un sistema che funziona dannatamente bene...
 
6792383
6792383 Inviato: 20 Gen 2009 21:29
 

Chi ha paura di vivere qualcosa più grande di se stesso, non vive veramente. Sopravvive.

Che sia guidare una moto al limite, scalare una montagna, costruire una casa, avere dei figli, pilotare un aereo, o qualsiasi altra cosa, non fa differenza.

Spostare i propri limiti, avere nuova visione delle cose, faticare all'inverosimile per tanto tempo per poi avere anche un solo misero secondo di pace interiore ha un prezzo, e se comunque lo ha, lo si accetta, nel bene o nel male.

A questi, che vivono una sfida contro se stessi, va il mio rispetto.

Non va invece a chi la sfida la vive esteriormente, o per moda o per noia...
 
6804155
6804155 Inviato: 22 Gen 2009 6:21
 

Quanto mi colpiscono queste parole, in alcune mi riconosco. Anche io, prima che motociclista, sono alpinista; credo di esserlo sempre stato, ho imparato a camminare nel giardino di un albergo a Moena e da lì (anche grazie al mio papà che mi ha sempre portato in montagna e col quale ho condiviso grandi momenti), ho mosso i miei primi passi, nel mondo prima, nel mondo della montagna poi e nell'alpinismo quando avevo sviluppato coscienza di me e di quel meraviglioso mondo. Ora ho 48 anni e da 30 anni coltivo le due passioni con eguale amore e con eguale saggezza, coniugandole quando posso, andando in vacanza sempre negli stessi luoghi, sulle dolomiti (che per me sono una seconda casa), così da poter vivere le due passioni senza precludere l'una o l'altra. Posso percorrere le strade circondate da una natura incantevole ed al momento opportuno abbandonarle, spegnendo e parcheggiando la moto, per immergermi ancor di più nei paesaggi mozzafiato, per compenetrare questa natura selvaggia e (quasi) incontaminata cercando di farne parte. Quando sono in cima e lo sguardo cerca l'orizzonte e tutto quanto intorno a me è così lontano eppure sembra a portata di mano, in quell'istante lo spirito vorrebbe volare ancora più alto e più in là, portando il corpo con se'. In quel momento provo invidia per le aquile che giungono con naturalezza dove io a fatica sono arrivato e se vogliono possono andare anche più su. Lì sono lontano fisicamente dal mondo reale e quotidiano, e il mio spirito ne è altrettanto lontano, se non di più. Spesso sono solo ma sono comunque in buona compagnia. Qual'è la spinta? E' sete di qualcosa che mai riuscirà a dissetarmi. Non ne sfido la furia però, non sento il bisogno di combatterla, piuttosto voglio unirmi a lei come a un'amante, non ho fretta, lei è lì che aspetta paziente, pronta a soddisfare il mio capriccio perchè sa che la rispetto, non la sottovaluto; è un lungo corteggiamento, quasi infinito direi, non la posso tradire perchè so che la sua vendetta sarebbe terribile. L'accettazione c'è, ma delle leggi che la regolano, non si gioca ad un gioco cercando di cambiarne le regole o di barare perchè inevitabilmente il risultato è uno solo e porta dolore e strazio. Chi lo fa per ignoranza (per scarsa conoscenza) ne paga il fio, mentre chi lo fa scientemente dovrebbe almeno essere consapevole di ciò a cui va incontro. Se premi il grilletto e la pistola fa click per cinque volte, sai che la sesta sarà l'ultima... Con la morte ci si convive perchè si sa che è una compagna di viaggio silenziosa e paziente che cammina qualche passo avanti a te e prima o poi si fermerà per posare la sua mano sulla tua spalla per farti capire che il cammino è giunto al termine; bisogna accompagnarsi a lei senza correre per non cadere troppo in fretta tra le sue braccia. L'accettazione della morte dovrebbe essere naturale perchè fa parte della vita stessa essendone (banalmente) forse l'unico punto fermo.
E' inutile sfidare la montagna, lei vince sempre, anzi, è l'uomo che perde. Quelle che consideriamo conquiste sono in realtà soltanto il raggiungimento di traguardi che sono all'interno dei nostri limiti e non oltre, niente di più. Mentre chi si è spinto oltre ha pagato, la montagna non è assassina, non lo è più di quanto possano esserlo le nostre più o meno inconsce manie suicide, essa toglie all'uomo solo quanto egli tenta di sottrarre a se stesso.
E' vero che chi non sa non capisce a fondo e può giudicare in maniera errata, c'è sempre stupore e diffidenza di fronte a qualcosa che non si conosce. Non ci sono però spiegazioni contorte, tutto si riduce ad un desiderio semplice ed ancestrale che giace sopito nell'animo di ognuno, solo che per molti non si risveglia mai, per altri segue vie e percorsi diversi mentre per pochi è addirittura sconvolgente, irrefrenabile; il desiderio di confrontarsi con la montagna è il desiderio di confrontarsi con qualcosa che è più grande di noi e che ci dovrebbe ricordare quanto piccoli e insignificanti noi siamo al suo cospetto. Solo per questo motivo (e non è retorica presunzione) io mi sento quasi un privilegiato, perchè mi ha permesso solo di guardarla negli occhi e mi ha permesso di scorgerne e comprenderne (sia pure in parte), in un guizzo, la sua vera bellezza (terribile e mortale). Cosa ci salva? La saggezza; come disse Lao Tzu (grande filosofo Cinese considerato il padre del Taoismo) "chi gli altri conosce è erudito, chi conosce se stesso è saggio", perchè paradossalmente è la conoscenza dei nostri limiti di fronte ad essa e non di essa stessa a permetterci di sopravviverle.
La passione, già, la passione... è in essa la spiegazione, tutto si riduce ad essa: passione deriva dalla parola latina patior, che significa soffrire, provare o patire. In altre parole, è un'emozione che è più forte di noi, che in un certo senso si subisce, il bisogno della presenza di qualcosa è così forte da trasformarsi in assenza, questo proprio perché la sensazione che è soggetta al sentimento passionale è la convizione di non conoscere mai abbastanza l'oggetto dei propri desideri: l'oggetto/soggetto della passione è indecifrabile e mai conoscibile fino in fondo, è Un enigma, un mistero che non finisce mai. La passione è come l'incantesimo nelle fiabe, è qualcosa che si subisce ma per quanto si tenti di razionalizzarla è impossibile sottrarvisi.
 
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