Partiamo dal presupposto che il solo pensiero di affrontare un motoraduno di notte, a gennaio, con 1500 iscritti, rende di per se tutto molto impegnativo. Non so proprio da dove cominciare a raccontare questa avventura. Potrei cominciare dai numeri magari. Allora:
Moto: CBR 1000 RR MY 2008.
Km percorsi complessivi: 430, di cui:
circa 300 di notte
rimanenti 130 di giorno.
Soldi andati in benzina: 45 euro.
Percorrenza km/l media: 17.5.
Equipaggiamento speciale per non soffrire il freddo notturno di gennaio:
Pantaloni tecnici Rev'it, maglia intima, più maglia termica Bering, più maglia felpata (vestito a strati), giacca di pelle Bering, stivali Dainese più calze sportive Mico, un paio di guanti pesanti Bering e uno in sintetico Adidas (a strati pure questi). Nell'elenco includo il berrettino di lana Adidas con interno in pile che ho usato nelle soste senza casco.
Freddo avvertito: 0!
La giornata del 23, sabato, comincia storta. Non accendo la moto da circa un mese. Prevedibile che la batteria mi lasciasse a piedi. Così provo a svitare la sella per ricaricare la batteria, ma nulla, una vite non gira, è bloccata. Porterei la moto da un elettricista ma uscirla dal garage implica farle fare la scivola (in salita) del mio condominio. Impossibile. La faccio partire (ahimé) a strappo. L'inconveniente mi preoccupa. Faccio fare un bel giro al mio CBR, gli metto benzina, lo faccio camminare per un pò, per ricaricare la batteria, e quando lo poso nel box spero di non doverlo spingere di nuovo, perché implicherebbe spingerlo con adosso tutto l'equipaggiamento descritto su, e l'idea è poco allettante.
Arriva il pomeriggio, tra i preparativi si fanno subito le 17, decidiamo di spostare la partenza alle 19. Appuntamento in Piazza Trento alle 18,30, per sicurezza. Io e Giovanni arriviamo puntualissimi. Donato ha avuto un intoppo ma in un quarto d'ora dovrebbe essere pronto. Io e mio fratello decidiamo di mettere subito il pieno e...ok avevo preparato tutto alla perfezione: il lettore mp3, il carica batteria del cellulare, la macchina fotografica, la scheda di memoria...e cosa vado a dimenticare?! Il cellulare e il portafoglio!!! Così corro a casa, prendo tutto e si fanno le 19,05. Voliamo in negozio da Mimmo, dove abbiamo appuntamento con i ragazzi di Cataniainmoto per fare strada insieme. Perdono del tempo, ma hanno già fatto benzina, così rimaniamo d'accordo di vederci al Gelso Bianco, in autostrada, per ottimizzare i tempi.
La sosta è breve, partiamo in direzione Caltanissetta e se ne vanno in meno di mezz'ora i primi 110 km. L'autostrada è piena di piccoli gruppetti di motociclisti, ce n'è di ogni genere! Cenni di saluti qua e là. E' una bella sensazione, fa presagire le emozioni che vivremo nella notte.
Così in men che non si dica arriviamo a Caltanissetta, al rifornimento, e c'è già una marea di gente. La musica rock, il fumo della salsiccia arrostita, le centinaia di moto, il freddo che qui (al centro della Sicilia) si fa più acuto.
Entriamo guidati dalla sicurezza: per posteggiare di qua, per fare il pieno di là. Seguiamo l'ultima indicazione e ci ritroviamo dietro almeno una cinquantina di moto (tra cui harley, guzzi, honda, yamaha, bmw, e chi più ne ha più ne metta). Ci vuole quasi mezz'ora per rifornire le nostre. Troviamo un parcheggio e cerchiamo di goderci la serata.
Sono le 21 circa, in tre ci divoriamo: sei panini con patatine e salsiccia, tre birre, due caffé. Spendendo uno sproposito: 35 euro circa!!! Come la benzina, immotivatamente a 1,40 euro al litro. Siamo certi che questi tizi del rifornimento ci vedranno molto presto!!!

Si fanno le 22, il freddo diventa tale da costringerci ad indossare due paia di guanti, più tutto l'arsenale (già descritto) disponibile nella borsa (da serbatoio, e lo specifico perché sarà un particolare importante durante la passeggiata notturna).
Alle 23 circa tutte le moto sono ricoperte non più da umidità, ma da vero e proprio strato di ghiaccio.

Siamo arrivati a pensare di tornare indietro, non si poteva proprio stare fermi, quel freddo ci è entrato dentro nonostante tutte le protezioni, e se fossero state di più non sarebbe cambiato nulla, ne sono quasi certo.
Proprio mentre la nostra disperazione è al culmine una bandiera rossa si alza, ed è il segnale: si parte! Finalmente si parte! L'adrenalina ci rincuora, cancelliamo quegli stupidi pensieri di sconfitta, saliamo in moto e si comincia!
Che dire...
E' stata più di un'avventura, per me. Più di una semplice sfida. La targhetta che ci hanno dato avrà un posto di riguardo nella mia camera, perché so io quanto è stato difficile per me arrivare fino alla meta, in pieno stato di disperazione.
C'è chi si chiede "perché di notte", chi "perché a gennaio". La risposta sta nel farlo. Se non ci fossero queste due condizioni, necessarie, non sarebbe il notturno che ho vissuto la scorsa notte.
E ok, ok, è vero, è fattibilissimo. Avendo una di quelle grosse bmw o una harley sotto al culo, si...sarebbe fattibilissimo. Sono sicuro che diventa persino divertente. Farlo invece con il mio CBR, beh...è un tantino diverso.
Ero rimasto alla partenza.
Saliamo in moto e via, i primi 3,8 km passano lentamente. Troppo lentamente. Ricordo proprio il mio parziale lì, fermo a 3,8...poi 3,9. Penso: sarà perché sono alla testa del gruppo, forse in coda non sono ancora partiti, quindi stiamo allungando il serpente di moto e tra un pò si comincia a camminare. Mi sembra l'unica motivazione valida per la nostra andatura: 40 km orari. Siamo in autostrada. Sono le 00.00.
Alle 2 di notte arriviamo a Gela. Percorriamo in due ore 80 km. Fatevi un conto: a quale velocità media abbiamo viaggiato per fare 80 km in due ore? Ve lo dico io: 40 km/h. Sopra un CBR, con tutto il peso sui polsi, sotto al freddo, in due ore ero già bello cotto. Le mani totalmente insensibili ed intorpidite. I polsi lanciavano urlaccia e come se non bastasse la folla ha dato il suo buon contributo.
Qui mi permetto di aprire una piccola parentesi sul concetto di educazione stradale di certi centauri (non mi va di chiamarli motociclisti, non ora che il ricordo della serata è ancora mooolto vivo). Non mi era mai successa una cosa simile, e dire che mi sono stupito, se non adirato, è poco. Ieri praticamente tutti avevano la mania di superare chi avevano di fronte. E' stata una sorpresa, anzi uno shock. Mentre camminavo mi vedevo tagliata la strada da un lato e dall'altro, senza una logica. Nonostante i 40 km/h mantenuti durante la crociera il gruppo era invaso da una frenesia quasi folle, assolutamente immotivata. Sentivi il rombo di un motore partire da lontanissimo, e in meno di un attimo una moto ti sorpassava a 120 per poi fermarsi di botto davanti. Incredibile. Durante il tragitto, tra l'altro, essendo notte, quindi buio pesto, non ho avuto nemmeno modo di distrarmi con i panorami. Ho vagato su una strada buia, fredda, e invasa da folli. Sembrava di essere in un incubo. Persino i guzzisti, di nomina calmi, azzardavano manovre al limite del comprensibile.


In questo clima sono arrivato a Gela, stremato, sia fisicamente che moralmente. L'unico pensiero era: ma perché non sono tornato a casa, chi me l'ha fatto fare?! Tra l'altro devo mettere benzina e c'è nuovamente una fila chilometrica. Scorgo da lontano un altro benzinaio così vado per uscire dal punto di sosta, quando uno della sicurezza mi si para di fronte e mi dice: no da qui non si esce. E io: ma vaff...

Tornato chiedo ad un conoscente quanto manca per la destinazione. Mi viene detto almeno altri 50 km. Mi faccio un conto, a 40 all'ora, in meno di un'ora e mezza questo massacro sarà finito.
Si riparte.
Arriviamo a destinazione alle ore 05.00. Il conta km segna altri 100 km percorsi. Quando vedo il tizio ho voglia di metterlo sotto, per bene, lo salva solo la fame e la stanchezza.
Tra l'altro la seconda parte della passeggiata è caratterizzata da strade strette, non illuminate, e parecchio sporche (fango e sabbia). Alle 03.30 ho avuto l'impulso di fermare qualcuno con una moto più comoda e proporre uno scambio con la mia, almeno fino all'albergo. Non riuscivo a tirare più la frizione, per il dolore al polso sinistro. Ne il freno. E mi servivano entrambe le cose dato che ero circondato da invasati. Alle 4 passiamo un agriturismo e a momenti non mi fermo e lascio perdere. Ma non vedo mio fratello e ho continuato, esasperato e al limite della sopportazione.
Arrivati a destinazione ho la nausea, mi gira la testa, Quando mi alzo dalla sella per poco non arrivo a terra per la spossatezza. Nel staccare la borsa dal serbatoio mi rendo conto d'aver staccato anche il supporto, lo lascio lì penzolare tutta la notte. Non sono riuscito proprio a risistemarlo. Entriamo nella struttura e troviamo subito un tavolo libero dove sederci per la colazione-cena. Mangiamo: pizza, cornetti, fette di torta al cioccolato. Davvero buone. Il mio umore si rigenera. Andiamo a letto che sono quasi le 6.
La nostra mattina comincia alle 11.30. Ci svegliamo e io voglio il caffé. I dolori sembrano un brutto ricordo, e sono pronto per rivedere la mia amata moto. Ma come ho potuto pensare quelle cose, solo poche ore prima?! Non mi rendo conto. Ero in uno stato mentale completamente alterato. Credo che se sono arrivato a destinazione sia solo grazie al mio CBR. Ad un certo punto mi ha letteralmente trasportato, con la seconda ingranata a tempo indeterminato, e il mio corpo a peso morto sulla borsa serbatoio (che diviene scomodissima in questi casi perché ostruisce una postura più protetta e comoda). Il mio primo grazie per questa avventura va a lei, che ormai fa totalmente parte del mio essere motociclista. Il secondo invece va a mio fratello, che metto per secondo solo perché poteva convincermi a mollare, la notte di sabato, e invece non l'ha fatto!

Comunque la mattina la passiamo in giro per la provincia di Ragusa. In men che non si dica si fa ora di pranzo e torniamo in albergo, dove ad aspettarci c'è il buffet, poco assortito, del ristorante. Mangiamo la nostra pasta e le patatine fritte (la carne non m'è proprio piaciuta), e si torna in camera per una breve pausa. Alle 16.00 siamo sulle nostre moto per il rientro. Stavolta però ce lo godiamo noi tre da soli, alle andature che più preferiamo. E ci divertiamo per quasi cento km di curve e statali a scorrimento veloce!
Che dire dunque...sono assolutamente soddisfatto dell'esperienza, soprattutto perché mi ha fatto capire quanto possa essere difficile definirsi "motociclista". Sono certo che sia un evento da vivere, almeno una volta nella vita. Io l'ho vissuto, e non credo ripeterò l'esperienza.
Pregi: -struttura alberghiera scelta, -qualità del cibo, -gadget rilasciati (cioccolatini buonissimi), -il panino con la salsiccia e le patatine, -il caffé della mattina in un bar di Santa Croce Camerina, -la ragusana, strada del ritorno.
Difetti: -i prezzi del distributore di Caltanissetta, -la scelta delle strade da percorrere, -gli invasati pazzi della notte, -l'assortimento del buffet, -la borsa da serbatoio.
E' stata dura, mi aspettavo una trasferta diversa, e lo sarebbe stata con pochi accorgimenti. Questo è il mio On the road in the Night. L'anno prossimo invece...beh si vedrà.
Più o meno il nostro giro è stato questo (manca il giro che ci siamo fatti domenica mattina, prendendo direzioni a caso):
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