In un piccolo villaggio ai confini delle colline, c’era un giovane appassionato di motociclette. Non possedeva una potente superbike o un bolide da corsa. La sua moto era modesta, con appena pochi cavalli nel motore. Ma per lui, quella moto era un tesoro.

Ogni mattina, quando il sole sorgeva e la nebbia si diradava, il giovane si svegliava con un sorriso. Indossava il suo casco, si infilava i guanti e si sedeva sulla sella della sua fedele compagna. Il motore, si ruggiva, ma non troppo forte. Era un suono modesto, quasi timido, ma per lui era la melodia dell’avventura.
La strada che attraversava il villaggio era stretta e tortuosa. I pochi cavalli della sua moto erano sufficienti per spingerlo avanti, ma non abbastanza per farlo volare. Eppure, proprio in quella modestia, c’era un piacere nascosto.
La moto lo portava a percorrere strade che attraversavano campi di grano, lungo corsi d’acqua e sotto alberi secolari. Ogni curva era una sfida, ogni salita una vittoria. Non c’era bisogno di velocità folli o di accelerazioni mozzafiato. La sua moto gli offriva qualcosa di più prezioso: la connessione con la strada e la natura.

Con pochi cavalli, non doveva imparare a dosare l’acceleratore con cura. Sentiva ogni vibrazione del motore, ogni cambiamento nella superficie della strada. Le sue mani stringevano il manubrio con fermezza, e i suoi occhi scrutavano l’orizzonte in cerca di avventure.
Un giorno, durante una pioggia leggera, la sua moto scivolò su una strada fangosa. Si ritrovò sdraiato nel fango, con la pioggia che gli batteva sul viso. Ma invece di arrabbiarsi, rise. Si alzò, tirò su la moto e continuò il suo viaggio. Quel momento di imperfezione, quella sfida inaspettata, era parte del piacere nascosto.

I suoi amici lo guardavano con compassione. “Perché non compri una moto più potente?” gli chiedevano. Ma lui scuoteva la testa. La sua moto modesta era la sua compagna fedele, la sua confidente. Aveva imparato a conoscerla nei minimi dettagli, a sentire ogni suo singolo battito.

E così, il giovane continuò a guidare la sua moto con pochi cavalli. Attraversò montagne e valli, attraversò stagioni e cambiamenti. Ogni volta che si sedeva sulla sella, sapeva di essere parte di qualcosa di più grande. Non era solo un pilota, ma un viaggiatore, un esploratore.
E mentre il vento lo accarezzava e la strada si apriva davanti a lui, sorrideva. Il piacere nascosto della sua moto modesta era un segreto che custodiva gelosamente. Perché, alla fine, non si trattava solo di quanti cavalli aveva nel motore. Si trattava di quanto amore metteva in ogni chilometro, di quanto si lasciava trasportare dalla libertà della strada aperta.

E così, il giovane continuò a guidare la sua moto con pochi cavalli, sapendo che il vero piacere non stava nella potenza, ma nell’anima di quella moto.
Buona strada sempre



