Il telefono suona.
Non dovrebbe: sono in ufficio! Un anonimo lunedì mattina di estate, con poche ore di sonno alle spalle - Alessandro anche stanotte ha deciso di fare il diavolo a quattro - e una settimana di lavoro davanti.
Nel momento in cui suona per la seconda volta in pochi secondi mi decido a mettere il silenzioso e a dare un occhio al display.
Un amico, di quelli che sento di rado. Un ex compagno di squadra - ex in quanto la vita, in questo ultimo ciclo solare, mi ha propinato una quantità di cambiamenti (belli, per carità) che hanno portato alla limitazione, se non alla eliminazione, di quello viene visto come superfluo.
Se il Bomber (

La bomba viene sganciata puntualmente 5 minuti dopo i convenevoli: "Noi sabato mattina partiamo, si è liberato un posto in extremis, so come sei messo, ma ci tenevo a dirtelo".
La mente corre a tutte le possibili implicazioni, soluzioni, problemi, desideri: non per ultimo il fatto che Maya, il mio Monster, se n'è andato a settembre scorso per fare posto a una cucina (!).
Le ore di questo lunedì sembrano non passare affatto, mentre tento - più come boutade che altro - di organizzare questa "mattata" delle mie. A fine giornata tutte le resistenze sono vinte, con la mia compagna che vede la luce nei miei occhi e dice "Vai, e goditela".
E così alla fine sabato mattina alle 7.30 sono davvero davanti a quel bar - al puntello.
La mia seconda prima volta. Ai primi chilometri in autostrada sono felice come un bambino (e ora lo so, quanto può essere felice un bambino), al primo motociclista incrociato quasi mi stupisco del saluto, al secondo cerco l'interruttore degli abbaglianti sul blocchetto automaticamente - senza trovare nulla, perché non sono in sella a Maya, e la cosa mi fa sorridere.
In tre giorni scorrono milleduecentoquarantadue chilometri tra posti incantati, statali pallose, nuvole cariche di pioggia, sveglie all'alba, canederli e mucche al pascolo. E curve, di quelle che ti levano il respiro e ti fanno sentire un neopatentato, che ti fanno scoprire un panorama dopo l'altro, che andavano prese più piano/veloce/larghe/strette, di quelle che "se avessi ancora la mia moto"...
Rientrando, mentre scorre l'A22 e negli specchietti vedo i monti allontanarsi, canto nel casco qualsiasi cosa mi venga in mente.
A "il vento mi sta sussurrando, 'non ti fermerai'" mi scende un lacrimone.
Non mi sono fermato, non ancora. Sono solo momentaneamente al benzinaio.
Tornerò in sella, è questione solamente di tempo - me lo sono dimostrato.