OK, mi sono capitate in mano diapositive vecchie di quasi 40 anni e sono sbucati fuori i ricordi di quell'Elefantentreffen in sella ad un Morini 125...
Mio figlio diciannovenne si stupisce: diapositive? ma che sistema arcaico, mettile sul PC!!!
Ma dopo le prime si stupisce: ma voi partivate così? con quelle moto? senza Google map?
Così parte il racconto...
Febbraio 1975, l'Honda 500 Four con la quale avevo partecipato alla precedente edizione del raduno me l'avevano rubata, quattrini per acquistarne un'altra neppure all'orizzonte, però il vecchio Morini Corsaro Country 125 era ancora lì nel box.
Una moto non proprio affidabile, che mi aveva insegnato la meccanica motoristica: ogni 2500 km rompeva qualche organo importante, vuoi il pistone, vuoi un cuscinetto, vuoi le aste della distribuzione, avarie che avevo imparato a sistemare per strada, salvo quando si rompevano i cuscinetti di biella, per sostituire i quali occorreva la pressa...
Bene, la voglia di partecipare nuovamente al raduno però era tanta, rischiamo?
14 Febbraio, la moto è pronta a partire: tenda, sacco a pelo, zaini, borsa dei ricambi (pistone con fasce, aste della distribuzione, estrattore per il volano...), lattina di Castrol legata alla forcella, paramani al manubrio e, per me, vestiario a cipolla: sottotuta Zegna di seta, tuta di pelle, maglione, giacca a vento sulla tuta, montone sulla giacca a vento.
Roba da farsi calare sulla moto con un paranco !

Con un 125 autostrade italiane e trafori mi sono preclusi, per cui lasciando Torino mi dirigo per la statale verso Novara, Domodossola e il Sempione, dove caricherò la moto sul treno navetta che mi porterà fino ad Briga, in Svizzera.
In Svizzera c'è neve, ma il Morini con le sue tassellate sulla neve è sempre stato semplicemente perfetto, per cui procedo spedito verso Basilea...

...dove però non arrivo: il motore singhiozza e si ferma.
Rapido controllo: la candela è morta. Anche quella che la sostituisce non da segni di vita.
OK, tanto ho l'estrattore, smonto il carter del motore, via il volano-magnete ed ecco la bobina bruciata.
Vabbè, la scambio con quella che alimenta luci, clakson e quant'altro, il motore riparte, ma sono senza impianto elettrico.
La riparazione ha preso tempo, ormai è l'imbrunire ...
Arrivato a Basilea, passo la frontiera con la Germania a spinta, in modo da non far vedere che non ho le luci.
Passata la frontiera, fisso sul faro con un bel po' di nastro isolante una grossa torcia elettrica che avevo con me per il campeggio, il fanalino posteriore è spento, ma quando mai ha funzionato sul Morini? e poi ha il catarifrangente...
Imbocco l'autostrada tedesca ed inizio a macinare km quando ad una piazzola di sosta incontro un gruppetto di ragazzi italiani su due Aermacchi, saluti di rito, anche voi all'Elefantentreffen?
Ripartiamo in gruppo, io in mezzo alle loro due moto, che mi fanno luce, quando succede l'imprevisto.
Stiamo valicando uno di quegl'interminabili, altissimi viadotti che scavalcano una valle, quando il passeggero di una delle due Aermacchi tira fuori dalla tasca interna della tuta la visiera di ricambio, ma nel farlo proietta fuori il portafogli!
Ci fermiamo subito, portiamo le moto sotto un pilone del viadotto e ci accingiamo a passare la notte all'hotel "sotto il ponte".
Non montiamo neppure le tende, stendiamo i sacchi a pelo e... buona notte !

Al mattino dopo inizieremo la ricerca di documenti e banconote sparpagliati per ogni dove, trovando fortunatamente quasi tutto...
Il resto del viaggio prosegue spedito sulle impeccabili autostrade tedesche fino a Coblenza, poi ci dirigiamo verso Adenau ed il mitico circuito del Nürburgring.
Lì ci separiamo, io devo sbrigarmi a piantare la tenda, loro dopo la notte scorsa all'addiaccio preferiscono cercare un albergo dove riposare al caldo!
A differenza dello scorso anno, adesso la terra è sgombra di neve, ma fa comunque un freddo cane.

Mi fiondo nella tavola CALDA del circuito per una cena veloce, quelle patate bollite sono invitanti quanto la birra, ma… vengono servite ghiacciate di frigo !
Dopo aver ammirato la consuetudine tedesca dei giri di birra (sarà sempre attuale?) che prevedeva un giro per ogni commensale (20 persone al tavolo, 20 birre ciascuno, proibito rimuovere i vuoti dal tavolo, perché bisogna contarli)… ritorno alla tenda, bacino della buona notte al Morini, poi dentro il sacco a pelo, dopo aver tolto appena gli stivali!
Il giorno seguente l’atmosfera del raduno è qualcosa d’indescrivibile, moto, targhe e ceffi di tutti i tipi e per tutti i gusti, comunque senso di appartenenza alla stessa tribù, sorrisi, chiacchiere, pacche sulla spalla, dichiarazioni di eterna amicizia…


Ad un certo punto della giornata mi decido, mi dirigo al cancello d’ingresso al circuito (e stiamo parlando del mitico Nürburgring, quello lungo quasi 23 km) pago l’entrata e … scateno il Morini.

Va bene, vi vedo ridere a crepapelle, i suoi 120 km/h rispetto alle velocità delle ipersportive di oggi provocano una certa ilarità, eppure ben presto la vista di qualche teutonica BMW spalmata ai lati delle curve mi rammenta che l’asfalto è comunque umido e in certi tratti coperto da un’insidiosa pellicola di sottilissimo ghiaccio, per cui meglio non esagerare se voglio ritornare a Torino “sulla” moto e non in treno “con” la moto …
Ed eccomi al mattino del 4° giorno, tenda smontata, bagagli caricati, rabbocco d’olio, saluti di rito qua e là, starter, un paio di pedalate ed il fido (?) Morini si mette in moto.
La prima parte del viaggio di ritorno la svolgo insieme ad un altro torinese incontrato al raduno, in sella ad una splendida BMW d’antan, ma ad un certo punto ci separeremo, perché lui con il suo mezzo potrebbe rientrare a Torino in una sola tappa, mentre io… beh, no!

Infatti mi fermo per la notte al confine con la Svizzera, in una locanda finalmente “calda” e con tanto di sauna!
L’indomani, l’ultimo giorno di viaggio mi riserverà ancora una sorpresa: nel cuore delle autostrade svizzere il motore si ferma di colpo, senza alcun preavviso.
Subito due dita sulla leva della frizione, poi a spinta fino alla vicina piazzola.
Grippaggio? Assolutamente no, non fa così… l’esame della candela questa volta rileva una franca e beffarda scintilla…
Smonto il collettore di scarico e lancio uno sguardo curioso all’interno della camera di scoppio: ecco spiegato tutto, facendo girare con la pedivella l’albero motore, le valvole non accennano a muoversi…
Rimossi testa e cilindro le aste della distribuzione si offrono alla vista in tutto il loro impertinente nude-look: fuori dai rispettivi puntalini, hanno anche perso i bicchierini pressati alle loro estremità, quelli che dovrebbero trasmettere il moto dall’asse a camme ai bilancieri di comando delle valvole.
Sfido che si è fermato, ma tant’è, ne ho un paio di scorta con me!
Mentre sono lì che traffico per rimontare il tutto, facendo attenzione a non incrociare l’aspirazione con lo scarico (dunque, com’è ? Aspirazione, compressione, espansione, scarico…) si ferma una pattuglia della stradale svizzera.
Ora immaginatevi la scena: a parte che oggi su una nostra sportiva non sarebbe piu’ possibile cambiare neppure la candela senza smontare anche… le ruote (eh eh eh), sono lì con il motore aperto, una torcia elettrica al posto del faro, tassellato 4,00 x 18 al posto del 3,50 x 18 originale… Misura gomme? Omologazione dello scarico? Inclinazione della targa? Attestato di abilitazione all’intervento meccanico? Certificato di nascita del nonno? No, erano altri tempi, persino in Svizzera…
I due, in guanti bianchi, osservano tra lo sconcertato ed il raccapricciato la scena e si limitano a chiedermi se sarò in grado di rimettermi in marcia.
Mais ça va sens dire… per cui risalgono in macchina e si eclissano all’orizzonte.
Rimontato il tutto, non mi resta che tirar fuori lo spessimetro, ripristinare il gioco valvole, risalire in sella e... via!
Tanto per cambiare però ho perso tempo, così arrivo solo verso sera ad Briga, dove ricarico moto ed ossa infreddolite sul treno navetta che mi riporterà in Italia.
Ripassata la frontiera, l’ultima decisione: mi fermo per la notte, o provo ad arrivare a casa?
La torcia elettrica funziona egregiamente, il traffico in quella tarda sera di febbraio del 1975 è quasi inesistente, a Torino mancano solo poco piu’ di 200 km…
Arriverò a casa, non la mia, ma di quella della mia ragazza – oggi moglie, che a pensarci tanti anni dopo forse non fu proprio così entusiasta di vedermi andar via… il giorno di San Valentino! – giusto in tempo perché mi offrisse un buon brodo caldo e…
Ma questa è un’altra storia …
