Ne sono quasi sicura perché ieri, rientrando dal mio, non riuscivo a togliermela dalla testa e pensavo a come, in poche righe, si potesse condensare un’esperienza così significativa, fatta di umori, profumi, sentimenti e amore.
Amore per la moto, ma non per il mezzo in se, ma per lo spirito che rappresenta. Certo sono i vaneggiamenti di una inesperta, ancora con il foglio rosa. Le prime uscite in solitaria, le prime curve, le prime paure ma anche le prime soddisfazioni.
Forse sono le più importanti, no? Quelle che si ricordano meglio: con il passare degli anni, con l’acquisire esperienza, si tende a dare molte cose per scontate, e una curva al Muraglione, dopo averla fatta centinaia di volte, è solo una curva… o forse no. Forse non lo sarà mai solo una curva.
Perché non c’è solo la curva. C’è il calore del sole, che inaspettato penetra nella cordura del giubbotto e riscalda la pelle, in queste fresche giornate settembrine, lungo i passi della mia bella Romagna. C’è il profumo del bosco, l’odore delle conifere balsamiche che apre e quasi punge i polmoni. Il suono del motore, che scandisce con una perfetta cadenza la progressione delle marce. Le mani indolenzite, i muscoli in tensione.
E l’ansia: quando nello specchietto intravedo un motociclista in arrivo, devo fare bella figura, devo scegliere bene la traiettoria - Elisa, non farti riconoscere subito, se vede che sei da foglio rosa non ti salutano nemmeno!
Forse non mi salutano perché la mia moto non va veloce? Forse l’abbigliamento non è sufficientemente tecnico? Dove l’hai mai vista una customista con i guanti e con le protezioni? Sei già un ibrido, una razza a parte… o forse è per il sacco a pelo legato sul sellino? Eh no, quello non ti rende molto aerodinamica.
Eh si, che dramma, il salutarsi fra motociclisti. Sento già il bisogno di appartenere a questa grandissima famiglia, severa, fatta di regole, ma anche accogliente e generosa.
Il bisogno di appartenenza è in tutte le specie. E’ all’interno del gruppo che l’uomo, confrontandosi, cresce!
Mannaggia Elisa, questa curva l’hai proprio presa male.
Rallenta, non aver paura di sbagliare. Che fretta hai, in fondo hai una virago, non una superbike, e al ginocchio non hai nessuna saponetta, solo il jeans!
Senti che bello il vento, che impatta contro il torace, che meraviglia la natura, quanti pensieri in una curva, nella strada. Un saggio diceva che a volte, per la fretta di arrivare, ci si perde il bello del viaggio.
Beh questo weekend, io, di fretta ne ho avuta poca, il MIO primo viaggio con la MIA prima moto, me lo sono proprio goduto.
Come diceva già il testo di quella canzone?
“…e leggero il mio pensiero vola e va, ho quasi paura che si perda …”
Me la ricanto, mentre parcheggio la moto nel garage. Mi sale un po’ di tristezza nel girare la chiave. Quel rumore allegro che sento ancora nelle orecchie mi ha fatto compagnia, nella solitudine del mio viaggio.
Sono stanca, ma sorrido. E’ andato tutto bene, sono a casa, il viaggio è finito, o forse è appena iniziato….
“… cosa sono adesso non lo so, sono un uomo in cerca di se stesso…”
Verghereto

vicino al passo di Viamaggio

Campigna
